“I clan secondiglianesi, avevano creato una rete commerciale diffusa in tutto il mondo, in grado di acquistare intere filiere di negozi e così di dominare il mercato dell’abbigliamento internazionale. La loro organizzazione prevedeva anche il mercato dell’outlet. Produzioni di qualità appena più bassa avevano un altro mercato, quello dei distributori ambulanti africani, le bancarelle per le strade.”

Roberto Saviano – Gomorra

Dedichiamo l’apertura a questo estratto del libro “Gomorra” di Roberto Saviano.

Negli ultimi anni infatti, sulla questione dell’abusivismo commerciale e della contraffazione dei marchi si è aperto un dibattito che non sembra avere fine.

Da una parte c’è chi sostiene che l’abusivismo sia una questione unicamente sociale. Immigrati che non riescono a ricavare un reddito per il sostentamento, tentano di sbarcare il lunario come possono vendendo oggetti di qualsiasi tipo nei marciapiedi, nei parcheggi, nei pubblici mercati e nelle spiagge e quindi vanno tollerati.

La tesi contrapposta invece, assegna al problema solo una valenza di “questione di ordine pubblico”, ovvero bisogna reprimere questo tipo di commercio abusivo poichè, oltre a creare un danno al commercio regolare, è degradante per la città stessa.

Entrambe le “teorie” portate avanti dagli schieramenti in campo sono in parte giuste, ma se si scava sotto un primo strato di verità apparenti si scopre che sotto c’è molto di più di un semplice scontro tra “questione sociale” e “questione di ordine pubblico.”

La frase d’apertura di Saviano è molto indicativa.

Ormai è risaputo che le grandi organizzazioni criminali, soprattutto la camorra e i clan secondiglianesi, hanno da anni abbandonato il contrabbando delle sigarette e il mercato della droga, ritenuti troppo rischiosi penalmente ed economicamente, per spostare i loro interessi sul mercato del falso e della contraffazione.

La contraffazione viaggia su due livelli.

Il primo livello è il falso d’autore prodotto nelle fabbriche a conduzione familiare della cintura napoletana. E’ un falso-vero che non di rado viene posto in vendita nei negozi  accanto ai prodotti griffati senza che nessun cliente possa rendersi conto della differenza tra il capo originale e il capo contraffatto.

Il secondo livello invece è costituito da un “falso” di buona ma non eccelsa qualità, riconoscibile da un occhio esperto ma sufficentemente simile all’originale per rientrare nei desideri e nei gusti del consumatore e del cliente medio.

Questo tipo di falso parte da altre “officine” della periferia partenopea per raggiungere i mercati ambulanti, le spiaggie, le vie e le piazze di tutta Italia e di gran parte d’Europa.

Tutto ciò non va logicamente a sminuire in alcun modo le questioni precedenti.

L’abusivismo e la contraffanzione restano comunque un problema sociale, economico, di ordine pubblico e di carente integrazione.

Indicativo in tal senso un inserto de Il Sole 24 Ore di Mercoledì 15 Aprile 2009 con dati, cifre, pareri e interviste ad amministratori e tecnici sul tema.

Ecco alcune cifre estrapolate dall’inserto.

Ricordiamo che la maggior parte dei dati è stato rilevato nella macroarea composta dalle quattro regioni del Centro Nord, Toscana, Umbria, Marche ed Emilia romagna.

Nell’anno 2008 sono stati sequestrati in Italia 95 milioni di pezzi contraffatti o venduti abusivamente.

Nelle Marche un milione di pezzi.

Il distretto calzaturiero marchigiano ha subito un danno dalla contraffazione di oltre 900 milioni di euro.

L’abusivismo commerciale sottrae agli ambulanti regolari del Centro Nord una quota che varia dal 25 al 33%.

A fianco di un volume d’affari di circa 5 miliardi di euro nella macroarea composta da Emilia Romagna, Marche, Umbria e Toscana circa 1,5 miliardi è in mano al commercio abusivo.

Le Marche contribuiscono a questo commercio parallelo e illegale, con un giro d’affari pari a 267 milioni di euro.

L’incremento medio del commercio abusivo nella macroarea si attesta attorno al 10% nell’anno 2008.

Gli abusivi nei capoluoghi di provincia sono pari a 12-15 ogni dieci commercianti regolari, cifra che sale a 17-18 nelle zone costiere (come Senigallia) e raggiunge la cifra iperbolica di 20 nelle aree metropolitane come Bologna e Firenze, dove per ogni ambulante regolare ce ne sono due irregolari.

Questi dati dovrebbero essere esemplificativi di quanto il problema sia spesso sottovalutato dalle istituzioni, dalle amministrazioni e non ultimo da politica e opinione pubblica.

Spesso infatti è proprio la politica a dettare la linea di condotta.

Sovente è una linea di sola repressione che punta unicamente a colpire la punta dell’iceberg.

Altre volte è una linea di pura tolleranza che si basa sul pietismo e si rivela in realtà una mancata volontà di affrontare il problema.

Problema che diventa, per gli ambulanti regolari, di anno in anno sempre più enorme.

Il proliferare di questo tipo di commercio senza regole è distruttivo per chi invece le regole, volente o nolente è abituato a rispettarle.

Le amministrazioni con le quali spesso le organizzazioni di categoria si confrontano non sempre hanno il giusto polso della situazione.

La concorrenza sleale di chi non paga alcun tipo di imposta essendo abusivo pone a volte l’ambulante regolare davanti ad un bivio:

evadere a sua volta o cessare l’attività.

Scelta difficilissima da operare soprattutto in tempi di recessione e crisi economica.

In una città come Senigallia il problema dell’abusivismo è molto marcato.

Ecco alcune cifre che interessano nello specifico il nostro comune:

Nell’anno 2008 la Polizia Municipale senigalliese ha sequestrato nella Spiaggia di Velluto 822 articoli con marchi contraffati (sequestro penale), 2049 articoli venduti senza autorizzazione (sequestro amministrativo) e ha recuperato ben 24428 articoli abbandonati sul posto da abusivi scappati al sopraggiungere degli agenti.

Nei mercati e nelle fiere cittadine invece, sempre nell’anno 2008, sono stati operati 1697 sequestri totali (492 articoli con marchi contraffatti e 1205 articoli venduti senza autorizzazione).

Nel nostro comune quindi, gli articoli sequestrati ammontano a 28996.

La scelta scellerata di aprire la spiaggia di Velluto alla concessione di 83 licenze per il commercio itinerante sul demanio marittimo a fatto si che ogni estate da tutto il centro Italia arrivino a Senigallia centinaia di venditori ambulanti in gran parte abusivi.

La nostra città è l’unica in tutta la Riviera Adriatica ad autorizzare per legge questo tipo di commercio.

Che poi il commercio debba essere svolto in maniera itinerante, ovvero “itienarando” tra gli ombrelloni mentre in realtà viene svolto posizionando banchi fissi sulla battigia è un problema, per alcuni, secondario.

Un altro dato interessante riguarda le sanzioni amministrative comminate per inadempienze al regolamento per la vendita sull’arenile.

Nell’anno 2007 sono state elevate oltre 150 sanzioni amministrative di 1032 euro ad ambulanti provvisti di nullaosta che invece di svolgere la vendita in modalità itinerante montavano banchi e stand o stendevano teli a terra.

Di queste sanzioni solo 9 sono state regolarmente pagate.

Questo dimostra di quanto le sanzioni amministrative e pecuniarie siano un deterrente di efficacia pari a zero.

Altra nota dolente è la vigilanza.

Il personale per fare i controlli è stato sempre scarisissimo e i controlli stessi sono stati sempre a carico di uno sparuto gruppo di agenti di Polizia Municipale mandati in spiaggia a fronteggiare centinaia di ambulanti in contravvenzione e che hanno dovuto, non di rado, subire, oltre a percosse e frasi ingiuriose, anche l’opposizione dei bagnanti che si schieravano in difesa degli abusivi e di chi violava le regole.

Questo stato di cose è continuato fino all’anno 2007.

Nell’anno 2008 dopo numerosi incontri tra le categorie e l’amministrazione si è giunti inizialmente ad una normativa molto più restrittiva e conforme al regolamento, soprattutto grazie alla collaborazione dell’assessore Guzzonato e dei tecnici comunali.

Dopo un primo periodo durato circa un mese di reale miglioramento, c’è stata una forte protesta dei possessori del nullaosta per la vendita in spiaggia che lamentavano norme troppo rigide.

In realtà per la prima volta in dieci anni si applicava il regolamento alla lettera.

In seguito a questi reclami e alle pressioni di alcune parti politiche, il regolamento è stato di nuovo cambiato.

Si è permesso agli operatori la possibilità di dotarsi di un carrellino di misure standard per il trasporto della merce.

Una scelta che si è rivelata fallimentare in quanto, questi carrellini, diventavano dei veri e propri banchi per l’esposizione e la vendita, facendo fallire di fatto tutto il lavoro precedente che tendeva a vietare l’uso di qualsiasi tipo di attrezzatura.

Al miglioramento iniziale, è quindi seguito un reale regresso, anche se non si sono riscontrate le situazioni paradossali degli anni precedenti quando sulla battigia erano stati allestiti banchi di cento metri quadri con tanto di ombrelloni.

L’abusivismo però non riguarda solo la spiaggia.

La vendita abusiva riguarda anche i mercati cittadini, specie quello del giovedì in piazza Duomo, dove la situazione sta velocemente peggiorando di mese in mese.

La strada posta tra i la Filanda e Piazza Duomo e ogni giovedì meta di decine di venditori abusivi di griffe false, federe, lenzuola, borse, scarpe sportive e ogni tipo di capi contraffatti.

Non di rado si sono visti ispettori dell’Agenzia delle Entrate elevare contravvenzioni per la mancata emissione di scontrini ad ambulanti regolari, “quelli del giovedì” per intenderci.

A chi facesse notare agli ispettori stessi che pochi metri oltre erano presenti numerosissimi venditori abusivi i funzionari replicavano che non era loro compito il sequestro della merce o la multa per l’esposizione senza licenza ma delle forze dell’ordine istituzionali.

E’ chiaro come in tempi di crisi tutto questo diventi difficile da far accettare a chi svolge regolarmente il proprio lavoro.

Nei mesi scorsi questi comportamenti hanno originato delle tensioni tra ambulanti regolari, forze dell’ordine e abusivi creando nell’area del mercato un clima pesante ed ostile.

Gli agenti della Polizia Municipale addetti alla vigilanza del mercato sono intervenuti in qualche caso, con il solito ridotto personale per operare dei sequestri e addirittura degli arresti ma hanno dovuto, anche qui, affrontare le reazioni violente di alcuni venditori abusivi.

Polizia e Carabinieri non sono quasi mai intervenuti, neanche quando chiamati da ambulanti regolari o dagli stessi vigili.

La presenza delle forze dell’ordine a Senigallia, per la questione abusivismo e contraffazione in questi anni è mancata clamorosamente non solo sotto il profilo della repressione, a volte necessaria, ma soprattutto per quanto riguarda l’indagine e la ricerca delle fonti di approvvigionamento e di distribuzione della merce contraffatta.

Le poche volte che le operazioni sono state portate avanti con scrupolo i risultati si sono ottenuti.

Ricordiamo che nel Luglio 2008 alcune indagini mirate condotte dalla Guardia di Finanza di Ancona, portarono all’arresto di una ventina di persone e bloccarono una delle tante centrali di smistamento delle false griffe tra Marotta e Cesano di Senigallia.

Quindi ogni qualvolta le forze dell’ordine scendono in campo con serietà e rigore, i risultati si ottengono.

L’abusivismo e la contraffazione dei marchi non sono quindi un problema da poco.

L’integrazione degli immigrati non passa attraverso il concedere a queste persone, che hanno un reale bisogno di aiuto, la possibilità di vendere sempre e in ogni luogo qualsivoglia genere di merce.

Questa non è integrazione ma disintegrazione.

E’ disintegrazione perchè in questo modo si alimentano i traffici illeciti della criminalità organizzata.

E’ disintegrazione perchè si mantengono gli immigrati in una condizione incerta di sudditanza e clandestinità, che non li aiuta in alcun modo ad integrarsi nella società, ma li pone al contrario, al di fuori della società stessa.

E’ disintegrazione perchè si creano enormi sacche di evasione fiscale che costringono commercianti regolari ad adeguarsi o a chiudere bottega.

E’ disintegrazione perchè si degradano le città e le spiagge facendole diventare mercati deregolamentati e non controllati.

Spesso i commercianti regolari hanno la sensazione che il mestiere più antico del mondo, che al contrario di quello che tutti pensano non è la passeggiatrice notturna ma l’ambulante, sia diventato un nuovo modo di fare assistenza sociale.

Ogni individuo che giunge in Italia capisce subito che se non troverà di meglio da fare potrà scendere in strada e vendere le merci più varie.

In questo modo le amministrazioni comunali avranno la coscienza a posto al grido di “meglio vendere, anche abusivamente, che rubare o spacciare droga” e tutti saranno soddisfatti e dormiranno tra due guanciali, sistemando sulle spalle di una categoria il peso di una presunta solidarietà.

Un indecente scaricabarile che non salva l’immigrato da un destino di sfruttamento e precarietà e tantomeno salva il commerciante regolare da una situazione di oggettiva difficoltà a proseguire nel proprio lavoro.

In conclusione una riflessione fatta dal Sindaco di Rimini, Alberto Ravaioli, riguardo al fenomeno dell’abusivismo commerciale.

“L’abusivismo commerciale è cambiato dagli anni Novanta ad oggi. Progressivamente infatti si sono affievoliti (anche se tuttora ben presenti) i preminenti elementi legati al disagio sociale, a vantaggio dell’irrobustimento oltre ogni limite di una vera e propria filiera nazionale ed internazionale della contraffazione organizzata. La discussione attuale è allora viziata da due agenti inquinatori: il provincialismo e il romanticismo scaduto.”

Romanticismo e provincialismo.

Lo sguardo compassionevole del falso buonista verso i “folcloristici” mercatini abusivi nelle spiagge e nei mercati o le sprezzanti accuse razziste contro gli immigrati o gli abusivi.

Gli ambulanti sono lontani da entrambi.

Vogliono solo il rispetto delle regole.

                                       

                                                                                                                    Simone Tranquilli

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