MATITA CAUSTICA PER SCONFIGGERE LA NOIA

 

  Tullio Pericoli è nato a Colli del Tronto (Ascoli Piceno) il 2 ottobre del 1936 

 

 

 

Tullio Pericoli, ottant'anni di leggerezza ed ironia

 

Tempo fa, a un giornalista che gli chiedeva se si sentisse più pittore o disegnatore, Pericoli ha risposto di ritenersi un uomo ai margini, sulla linea d’ombra che segna il confine tra pittura, pubblicità, illustrazione, editoria, televisione. La sua produzione artistica è così ricca e variegata che è molto difficile riuscire a raccontarla in poche righe. Autore di vignette, di spot televisivi, di sigle animate, di ritratti satirici, si potrebbe forse definire un disegnatore di costume, per la raffinatezza il sarcasmo dei suoi tratti, che riproducono l’inesorabile ironia del suo modo di guardare alle cose e ai personaggi che lo circondano.

Le sue opere sembrano appartenere ad un mondo a parte, governato da una logica tutta sua, fatta di analogie, deformazioni, citazioni artistiche e letterarie, mai subito evidenti. Tutto all’insegna di una grande leggerezza, quella di chi non prende davvero sul serio nulla, nemmeno se stesso. E lo si vede anche nel suo autorappresentarsi, seduto sopra a un letto, con l’aria di chi si è appena svegliato, stupito fra un pavimento pieno di cose e un soffitto che sembra fatto di nuvole. In quel disegno c’è molto di Pericoli: i “ ferri” del mestiere sparpagliati sul pavimento (pennelli, colori, fogli, appunti e lettere in bilico); lo sguardo sospeso dietro agli occhiali rotondi da intellettuale; una specie di scultura appoggiata in modo inverosimile ai piedi del letto; la torre di Babele sulla copertina del libro appena socchiuso. E poi, boccette, pastiglie, tazzine da caffè, scarpe e bicchieri: un microcosmo di oggetti strappati alla quotidianità e gettati alla rinfusa sopra a una tela, dentro a un mondo immaginario in cui ci si perde a guardare.

Tullio Pericoli, ottant'anni di leggerezza e di ironia
Tullio Pericoli, ritratto di Italo Calvino

E dire che Pericoli poteva essere un brillante avvocato, se non fosse stato per “quell’improvviso attacco di noia”, come lui stesso racconta, che gli ha fatto troncare gli studi a quattro esami dalla laurea. Le Marche le ha lasciate alla fine degli anni ’60, per trasferirsi a Milano, dove tuttora vive. Qualche anno più tardi ha iniziato a collaborare con Emanuele Pirella, del quale era amico da tempo. Pubblicano insieme le prime “strisce” su L’erba voglio, quindi su Linus, chiamati da Oreste Del Buono. In seguito firmano graffianti vignette su L’Espresso, nella rubrica “cronache del Palazzo” e ottengono anche un loro spazio nella pagina di critica letteraria del Corriere della Sera. Pubblicano anche dei libri Identikit di illustri sconosciuti, il dottor Rigolo e il centrosinistra biodegradato. Da solo, Pericoli dà alle stampe I mostri decritti da Pintor e Fogli di via, quest’ultimo, una sorta di catalogo surreale di uomini potenti, inevitabilmente “dimezzati” dalla sua caustica matita. A fine anni ‘80 viene chiamato ad affrescare una sala della Garzanti a Milano: quaranta metri quadrati di muro a sua disposizione per raccontare la storia della casa editrice, come facevano i pittori di altri tempi per le gesta dei principi e dei papi. Pericoli ha riempito quei muri dei suoi paesaggi fantastici, dalle prospettive distorte, pieni di oggetti che non c’entrano nulla. Nel dipingere, dice di aver pensato ai fruitori di quella sala, concepita per ospitare noiose riunioni: bisognava trovare qualcosa che sollevasse gli umori. Fra le tante mostre che ha allestito, va ricordata “Furti ad arte”, una personale rivisitazione delle opere di Klee, il pittore che ha molto ispirato il suo inconfondibile stile. Non a caso, l’introduzione al catalogo dell’esposizione è di Italo Calvino, maestro di leggerezza e ironia, tanto care a Pericoli, uomo ai margini, al confine di tante cose.

 

 

 

 

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