di Andrea Marinelli
Nel 1857, sotto il pontificato di Pio IX, le casse comunali di Recanati dovettero fare i conti con un padre decisamente irremovibile. Un agricoltore di nome Paolo Ascani si presentò davanti al Gonfaloniere Antonio Carradori per batter cassa, chiedendo un compenso annuo di venti scudi invece dei sedici proposti dall’istituzione. Quattro scudi in più che per una famiglia con dodici figli rappresentavano una questione di sopravvivenza. Il documento d’archivio non specifica se Paolo abbia sbandierato la sua formidabile discendenza come arma di trattativa, ma la cifra racconta chiaramente una realtà quotidiana fatta di bocche da sfamare e ristrettezze economiche.
La scoperta affiora da una delibera che chiarisce come il trattamento economico fosse riservato ad altri lavoratori della terra definiti “Privilegiati della medesima sua condizione, cioè agricoltori in questo territorio” e svela un dettaglio curioso, tra di loro figurava anche “un fratello” dello stesso Paolo, segno di quanto fossero prolifici gli Ascani. Esisteva insomma una vera e propria agevolazione destinata alle famiglie numerose del mondo agricolo locale radicata in una “Notificazione” del 18 settembre 1826.
Di fronte alla richiesta di adeguamento, motivata anche dall’aumento delle tasse, la controparte istituzionale fece muro. La Magistratura decise di difendere la parità di trattamento per non creare pericolosi precedenti e la palla passò al Consiglio chiamato a decidere sul contenzioso. Il verdetto fu impietoso, sedici voti favorevoli e uno solo contrario alla linea dura. Il verbale archiviò la vertenza con una formula tombale “Si determina ed approva il Concordato fatto fra la Magistratura ed il privilegiato Paolo Ascani, in data 15 Aprile 1857, non d’alterare minimamente l’annuo compenso di scudi 16”.
Niente aumento dunque per il capofamiglia che dovette accontentarsi della cifra stabilita nonostante la schiera di eredi. Eppure grazie a quel verbale polveroso la sua voce e quella dei suoi cari sono arrivate intatte fino a noi. A distanza di centosessantanove anni la piccola vertenza burocratica si trasforma in un ritratto intimo di persone in carne e ossa che lottavano ogni giorno tra tasse, contratti agrari e la speranza di strappare quattro scudi in più al Comune, che comunque a sua volta aveva dimostrato di prodigarsi, con misure strutturali, a sostegno delle famiglie numerose.




