di Andrea Marinelli
La notizia arrivò a Recanati nel primo pomeriggio del 6 giugno dopo aver viaggiato per telegrafo. Appena tre mesi dopo la proclamazione del Regno d’Italia, Camillo Benso di Cavour era morto quella mattina stessa e il nuovo Stato si trovava improvvisamente senza il suo principale artefice politico.
A questa “deplorevole” notizia anche a Recanati inizia a profilarsi il lutto nazionale che avrebbe cambiato il volto di una giornata che, fino a pochi giorni prima, si preparava a essere tutt’altra cosa. Il 15 giugno era infatti alle porte ed era in programma la festa di San Vito, con la tradizionale fiera e i consueti divertimenti popolari.
A decidere il cambio di programma fu il Consiglio Comunale guidato dal Sindaco Antonio Carradori, contestualmente senatore del Regno. Nella “Proposta trentesima” si legge che, considerata la “deploratissima morte del Conte di Cavour Primo Ministro del Regno”, occorreva sospendere le manifestazioni previste per la festa.
La formula scelta dal Comune è particolarmente significativa. Si stabilì infatti che fossero “sospese le dimostrazioni di gioia”. Una frase breve, quasi asciutta, ma che restituisce bene il contrasto di quei giorni. La festa di San Vito era alle porte, ma il Paese era in lutto.
Così saltarono la fiera e le manifestazioni musicali e venne meno anche uno dei divertimenti più attesi, quello che il verbale chiama semplicemente il “divertimento della Corriera”, una corsa di cavalli e carrozze capace di richiamare pubblico anche dai centri vicini.
Ma i soldi già stanziati per la festa non sarebbero rimasti inutilizzati. Il Comune decise di trasformare quella spesa in un gesto di memoria. Nella stessa deliberazione si stabilì che, “all’immortale memoria del Defunto”, fosse celebrata una Messa Funebre nella Chiesa Comunale di San Vito.
La celebrazione venne fissata per il 6 luglio, proprio perché in quel giorno cadeva il trigesimo della morte del grande statista piemontese. La spesa sarebbe stata sostenuta proprio con le somme inizialmente destinate al “divertimento della Corriera”. Il denaro pensato per una giornata di festa diventava così denaro per il lutto.
E Recanati non si fermò alla celebrazione locale perché il Consiglio volle legare la città anche alla memoria nazionale di Cavour, deliberando un contributo di mille lire per il monumento che sarebbe stato eretto a Torino.
Una somma tutt’altro che simbolica, soprattutto per le finanze di un Comune. Anche in questo caso il verbale è molto concreto. Le mille lire sarebbero state prelevate dal fondo di riserva dell’anno.
La seduta si chiuse senza contrasti e le proposte furono “ammesse ad unanimità per alzata e seduta senza discussione”.
In poche righe, un verbale municipale racconta dunque un passaggio significativo dei primi mesi dell’Italia unita. A Recanati la festa di San Vito si fermò, la “dimostrazione di gioia” lasciò spazio al lutto, la corsa della Corriera si trasformò in una Messa e dalle casse comunali partirono mille lire per il monumento di Cavour a Torino.
È forse proprio questo il particolare più interessante del documento. Nel giro di poche settimane, una festa cittadina pensata per celebrare la vita quotidiana della comunità venne riscritta dalla grande storia nazionale. E il Comune, con decisioni semplici e molto concrete, scelse di far sentire anche Recanati dentro quella storia.

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