di Andrea Marinelli
Com’era la situazione della salute pubblica a Recanati alla fine dell’Ottocento? Consultando l’archivio storico possiamo recuperare alcuni elementi. In particolare un atto della Giunta comunale , datato 20 novembre 1896, fornisce uno spaccato illuminante. Dietro le fredde formule della burocrazia ottocentesca, tra le righe emergono infatti le storie vere di due medici in prima linea, il dottor Alessandro Ghetti e il dottor Mazzieri. Le loro lettere svelano le grandi difficoltà dei medici condotti nell’Italia di fine Ottocento.

Il dottor Ghetti scrive al Comune con dignità ma con molta amarezza. Spiega che la sua paga è troppo bassa per un lavoro a tempo pieno che lo vede reperibile per ogni emergenza, sia di mattina sia di pomeriggio. Per muoversi nelle campagne deve pagare di tasca propria i vetturali per le carrozze, e queste spese enormi consumano quasi tutto il suo stipendio. Ghetti chiede solo una paga più giusta. Poco sotto, c’è la lettera del dottor Mazzieri, medico nella zona di Castelnuovo. Mazzieri spiega che le condizioni sanitarie non sono migliorate e chiede di prolungare l’aiuto del collega. La Giunta accetta: allunga il servizio di Ghetti fino alla fine di novembre e gli concede altre cento lire, prese dal fondo di riserva.
Questi documenti cancellano il mito del medico di campagna visto come una figura romantica. La realtà era molto più dura. I medici condotti infatti erano lavoratori sfruttati e pagati pochissimo, totalmente dipendenti dai bilanci e dalle decisioni dei Comuni. Nelle zone rurali, la vita del medico era legata alla povertà dei pazienti. Curare i braccianti e i contadini significava spesso non ricevere nulla, perché i malati non avevano soldi, per questo motivo, tutti cercavano le condotte di città, dove i pazienti ricchi potevano pagare le visite private.
A fine Ottocento la salute non era un diritto di tutti, ma un lusso per pochi o una forma di beneficenza.
C’è un legame diretto tra le fatiche di Ghetti e Mazzieri nel 1896 e le grandi riforme del Novecento. Questo documento ci ricorda quanta strada sia stata fatta per arrivare alla nascita del Servizio Sanitario Nazionale, avviata con le riforme del 1976 e approvata nel 1978. Grazie a quella svolta, la salute è diventata finalmente un diritto universale e gratuito per ogni cittadino, indipendente dal censo. Il medico ha smesso di essere un lavoratore precario dipendente dai favori del Comune o dalle tasche del malato.
Ritrovare queste carte a Recanati non è solo un esercizio di memoria, ma un severo avvertimento per il presente. Oggi quel modello di sanità pubblica e universale si sta pericolosamente sfaldando sotto i colpi di tagli continui, carenza di personale e lunghe liste d’attesa che spingono verso il privato chi se lo può permettere.
Difendere il Servizio Sanitario Nazionale non è una battaglia ideologica, ma una necessità vitale per evitare di scivolare indietro nel tempo, tornando a quel 1896 in cui la cura dipendeva dalle possibilità economiche del singolo.
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