Quando ancora l’Apocalisse Climatica era roba da drop-out 

in una memoria di Guido Lombardi

C’erano stati precedenti, certo. Diciamo che tutto era iniziato col 1° Forum Sociale Mondiale di Porto Alegre, dicembre 2000 – gennaio del 2001.

A Senigallia un Social Forum nasce in settembre dello stesso anno; però il dibattito era cominciato prima, verso ottobre- novembre. Sull’onda di Porto Alegre si erano radunati un centinaio di giovani che venivano soprattutto dal Centro Sociale allora detto Mezzacanaja, e da Rifondazione Comunista. Una cosa molto spontanea, bisogna dire.

Poi c’è stato il 1° Forum Europeo a Praga, e tre o quattro da Senigallia andarono; e a Praga, con la prima comparsa dei Black Block vennero i primi scontri, per quanto non molto pesanti.

Chi erano i Black-Block, vuoi sapere? Ci sono diverse opinioni.

La mia è che fossero poliziotti, perché li ho visti. A Genova. Ridevano e scherzavano con le forze dell’ordine, colleghi e provocatori. Venivano dalle polizie di tutta Europa: dalla Francia, dalla Germania… Dopo Praga poi c’è stata Napoli, e lì si è capito che aria tirava. Successe una piccola Genova. Ministro dell’interno era Amato; capo della Polizia De Gennaro. Le forze dell’ordine circondarono tutte le vie d’uscita della piazza e fu un pestaggio molto duro e pesante, come poi avrebbero fatto a Genova, solo che lì smisero presto perché lì i manifestanti erano di meno. Forse perché si era in clima elettorale. Poco tempo dopo cambiò il governo: capo fu Berlusconi e Fini ministro degli Interni, De Gennaro ancora capo della Polizia.

Per Genova da Senigallia ne partono novanta – mai stati così tanti per una manifestazione – col treno speciale delle Marche che partiva da San Benedetto e raccoglieva tutti i manifestanti più dieci partiti una settimana prima per un campeggio in cui si discuteva di obiettivi ci si prepara alle manifestazioni. Lì io non c’ero, mentre nel treno speciale. Era ancora buio quando siamo partiti, la mattina di sabato 21. Carlo Giuliani era morto la sera prima. C’erano stati scontri a Genova, tanto è vero che noi la sera del venerdì avevamo discusso se andare o no. Partimmo lo stesso. Ci scaricarono alla stazione di Nervi e venimmo su a piedi fin quasi al centro storico; e lì si formò il grande corteo – quello delle foto -; quando finì il lungomare (racconto i fatti quali li ho vissuti io), all’altezza di Piazza De Ferrari, dove fecero tante foto come quella al Black Block che tirava una molotov, ci fu la prima carica della Polizia, violenta, forte, per spezzare in due il corteo. Noi, lo spezzone di Senigallia, fummo gli ultimi a passare; dopo di che non passò più nessuno. Perché da lì cominciarono a picchiare tutto il corteo con quelle immagini che si sono viste alla televisione, e questo per il lunghissimo lungomare di Genova, del quale noi già avevamo fatto un bel pezzo: ci fu un po’ di confusione, uno di noi era caduto mentre scappavamo e già ce li avevamo addosso. Qui io perdo Silvia, non la vedo più; torno indietro a cercarla ma mi trovo davanti una carica della polizia e devo per forza desistere. Ma ormai s’erano persi i collegamenti, i telefoni non funzionavano più, tutte le linee occupate. Restava attivo il ponte con Senigallia. Mi trovavo nella zona di piazza Alimonda, dove era morto Carlo Giuliani, e da Senigallia dicevano che quelli di Senigallia si dovevano ritirare sul ponte che sta a Marassi che è lì dietro, quel vialone da dove il giorno prima era partito il corteo dei Centri Sociali, che poi scende verso le Carceri, e anche lì scontri. Lì c’è un ospedale. Nel giro di un’ora, un’ora e mezza ci eravamo trovati tutti lì, e gli infermieri e i dottori dicevano “entrate dentro che se no vi accoppano”. Ci hanno fatto entrare dentro il pronto soccorso dell’ospedale, e la Polizia voleva entrare, ma alcuni medici dell’ospedale si sono messi davanti e hanno fatto scudo per tenerli fuori.

Questo è stato l’andamento della manifestazione. Il corteo era stato spezzato verso l’una; tutto il pomeriggio siamo rimasti lassù, arrivava gente da altri scontri presso il carcere di Marassi, dei quali abbiamo poi appreso dai giornali. Alle sette di sera arrivano le telefonate degli organizzatori del Social Forum che la stazione di Brignole era libera e si poteva scendere per ritornare ai treni – un chilometro dall’ospedale – ; siamo scesi piano piano, il treno partiva alle undici di sera e lì ho ritrovato Silvia, mezzo intontita – lei dice che hanno usato i gas CS, il famoso gas lacrimogeno che sono considerati arma chimica e vietato. Non per nulla sono in dotazione della nostra Polizia, che poi li userà anche nel 2012 contro i manifestanti No-Tav della Val di Susa. Lei s’era rifugiata nella casa privata di un carabiniere in pensione che l’aveva fatta entrare – non era tanto contento del comportamento dei colleghi come li vedeva sotto casa. Siamo stati lì, poi verso le nove di sera sentiamo un gran rumore, macchine, polizia, perché dietro la stazione Brignole c’è la Diaz. Qualcuno anzi voleva andare a vedere cosa succedeva ma davanti alla stazione avevano messo un cordone di poliziotti e carabinieri che non ci facevano uscire dalla stazione. E poi è finita così. Alle 11 e mezza è partito il treno e all’arrivo siamo andati a mangiare un bombolone da Jannello. Questa è, stringata, la vicenda. Due o tre giorni dopo con i filmati che alcuni di noi avevano girato organizzammo una manifestazione in Piazza del Duca e c’era tanta gente, fino alle undici di sera, nessuno si muoveva dalla piazza. Abbiamo fatto un resoconto, e raccontato la giornata. Discutevamo già temi che oggi sono diventati di attualità: la globalizzazione e quello che comportava, la crisi finanziaria, la crisi ambientale e anche dell’estinzione dei popoli originari – c’erano grandi delegazioni dei popoli originari a Genova, indigeni dell’America, dell’Africa, dell’Asia: Il movimento sembrò potesse prendere campo, poi invece si è andato spegnendo.

Sta di fatto che la denuncia non serve più. Mai come oggi si sente il bisogno che qualcuno ci indichi il percorso. La pandemia ci ha rimesso sulla strada per comprendere ciò che è utile e ciò che non serve. Ho grande fiducia nel nuovo Cile: ecco come ritorniamo ai luoghi in cui la globalizzazione era partita: giovani e soprattutto donne. Forse è quella la via.

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