Donne che lavorano nella Recanati del 1887

di Andrea Marinelli

A volte i vecchi documenti d’archivio dicono molto più di quello che sembra. Nella nostra Recanati, tra le carte del 1887, c’è un verbale firmato dal dottor Francesco Saverio Paglialunga. È lo spoglio dei requisiti per il posto di Levatrice comunale. A prima vista sembra un normale elenco di voti e diplomi, ma in realtà, è un documento che mostra come la società dell’epoca controllasse la vita e la morale delle donne.

Leggendo questo testo, si nota subito una forte contraddizione. Da un lato lo Stato cercava donne istruite all’università, mentre dall’altro le giudicava con criteri vecchi e ingiusti.

Il primo elemento stridente è lo stato civile. La Commissione scrive con precisione se le candidate hanno figli. Enrichetta Polloni ha tre figli, Annunziata Agostini è sposata senza figli, Maria Santolini è nubile. Per gli uomini la famiglia era un simbolo di stabilità, per queste lavoratrici, invece, avere figli era un difetto. Significava avere meno tempo per correre di notte nei casolari a far nascere i bambini. La Polloni aveva studiato a Pavia e aveva un giudizio “Ottimo”, venne però penalizzata perché era madre.

Un altro elemento ingiusto riguarda la religione e il privato. Anna Gallelli viene lodata perché “ha sani principi religiosi”. Anna Armini deve addirittura presentare una lettera di raccomandazione di un Cardinale. La scienza medica doveva ancora piegarsi davanti alla Chiesa per ottenere un posto di lavoro. Inoltre, i commissari controllavano se la candidata avesse una “condotta parsimoniosa nello stato di famiglia”. Lo Stato voleva decidere persino come queste donne spendevano i loro soldi a casa.

In questo clima di controllo, a vincere il concorso fu Maria Santolini. Perché fu scelta proprio lei?

La vittoria della Santolini unisce il merito personale al peso della politica. La giovane romagnola aveva voti eccellenti, 14/14 e medaglia d’argento alla scuola di Firenze, ma la vera carta vincente fu una firma, quella del Professor Vincenzo Balocchi. Balocchi era il Direttore della Regia Maternità di Firenze e uno dei medici più importanti d’Italia. Davanti al nome di questo scienziato potente, la Commissione di Recanati si inchinò subito.

La Santolini era la candidata perfetta per i criteri dell’epoca. Sapeva scrivere le “storie mediche” dei malati, quindi era molto colta. A 27 anni era giovane, nubile e senza figli. Per il Comune era la lavoratrice ideale, forte, senza impegni familiari e pronta a sacrificarsi per il lavoro a ogni ora del giorno e della notte.

Nel verbale compaiono altri nomi importanti. C’è la torinese Agostini, promossa dal Professor Selli con 100/100. C’è la Polloni, stimata dai professori Casati e Prelati di Pavia. Ma queste candidate erano lontane, più anziane o avevano figli. Ha vinto Firenze, ha vinto la giovinezza e ha vinto la raccomandazione del potente Balocchi.

Come cittadini di Recanati, oggi dobbiamo rileggere queste carte con occhi critici. Dietro la nascita dei nostri nonni c’è stata una lunga storia di sacrifici e controlli sulle donne. Ricordare Maria Santolini e le sue compagne serve a dare valore alla loro bravura, ma anche a capire quante ingiustizie hanno dovuto subire per poter lavorare.

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