Giardini e viali alberati dal XIX secolo a metà del XX secolo
di Rossano Morici
Perché iniziamo questa ricerca citando Mendel? Perché Gregor Mendel conosciuto come «il padre
postumo della genetica» è stato anche un grande studioso di meteorologia1 e ambiente.
Le osservazioni meteorologiche studiate da Mendel furono condotte nella città di Brünn (attuale
Brno) dal 1847 al 1862, con la rilevazione dei parametri della temperatura, umidità, pressione
atmosferica, intensità e direzione del vento, nuvolosità e copertura del cielo e precipitazioni.
Egli misurò altresì in modo accurato la quantità di ozono presente nell’aria della città di Brünn
e di altre località vicine della Moravia. Fu con questo tra i primi a preoccuparsi dei
possibili danni che l’ozono poteva arrecare agli esseri viventi – animali vegetali – e all’ambiente.
Il grande interesse di Mendel per la meteorologia è confermato anche dal fatto che, attraverso le sue
misurazioni, si accorse che la temperatura dell’aria al centro della città era più alta di quella della
periferia2. Soltanto dopo tanti anni, i meteorologi iniziarono a prestare attenzione al fenomeno
dell’isola di calore urbana3 termine coniato da Mendel stesso.
Merita particolare attenzione la documentazione da lui presentata sull’isola di calore [isola urbana
di calore], comprendente una discussione sulle sue cause e l’introduzione del termine tedesco
Rauchnebel che precede l’inglese smog. Con le misurazioni delle temperature da lui stesso
effettuate, Mendel ebbe l’intuizione dell’isola di calore, tipica delle città con poco verde (giardini,
viali alberati, ecc.) 4; in particolare con le rilevazioni dei livelli di ozono nell’aria di Brno, – che
presumiamo effettuate anche in altre città più urbanizzate e industrializzate dell’Europa quali Praga,
Vienna, Berlino, Parigi, Londra – spiegò i numerosi casi di malattie dell’apparato respiratorio degli
abitanti di quelle città. I meriti di Mendel rivestono grande rilievo in quanto pongono le basi per le
future indagini ambientali che saranno sviluppate e ampliate nel secolo successivo con l’evoluzione
della scienza e della tecnologia.
Nello stesso periodo di tempo (1861) in Italia, a Senigallia, città ben diversa da Brno, la signora
Giulia Micciarelli Sbriscia, valente soprano e donna di elevata cultura, scrisse una lettera al sindaco
di Senigallia, conte Marzi5 , con la quale lo informava che in un terreno poco distante dalla città
erano presenti acque sulfuree medicamentose; nel contempo la Micciarelli Sbriscia descrive la Città
di Senigallia, da lei definita come LA NIZZA DELLE MARCHE per la sua posizione in riva la mare, per le
sue colline disposte come un diadema che la circondano e per l’aria purissima che vi si respira,
grazie al suo manto arboreo e a un lieve vento che continuamente soffia dal mare alle circostanti
colline rinnovandola e purificandola ad ogni istante. Ed inoltre la città ha le vie spaziose, le grandi
piazze, ed i palazzi, e le comode e pulite abitazioni, dovute al senso di nettezza insito negli abitanti.
Riteniamo importante riportare integralmente il contenuto di questa lettera:
«Al Nobil Uomo Signor Conte Francesco Marzi, Sindaco di Senigallia»
Ad un miglia e mezzo circa da Sinigaglia, al Sud-Est, posa una Collinetta, nel culmine, quasi, dalla quale
scaturisce in gran copia e perennemente la preziosa Acqua Sulfurea medicamentosa, già da tempo illustrata dal celebre Professore di Chimica Farmaceutica Signor Gaetano Sgarzi di Bologna. La Via che vi conduce, fiancheggiata da un Fiume, è tutta piana e carrozzabile sino al piede della Collina, resa oltre modo ridente da uno spaziosissimo Orizzonte che presenta da un lato il Mare, la lunga catena dell’Apennino dall’altro, ed oltre ogni dire amena per l’Aere purissimo che la circonda. L’eccellenza di quest’Acqua, la sua grande utilità, e le sue preziose qualità vennero estesamente enumerate e descritte dal sullodato Signor Professore in una sua Lettera al Signor Gonfaloniere di Sinigaglia, e nell’Analisi che, per commissione di questi, in appresso Ei gentilmente vi fece, corredandola di non pochi Documenti de’ Primari medici di questa Città, i quali attestano le meravigliose guarigioni ottenute col semplice uso interno o esterno di quest’Acqua, tuttoché scemata della sua forza nel principio Volatile che la mineralizza, dappoiché fu lasciata fin qui “sempre esposta all’aria” abbandonata e negletta nella Buca da cui scaturisce. A fronte di ciò, l’efficacia di quest’Acqua è sì grande, che ben lascia dedurne a quale grado di utilità potria giungere se, convenientemente allacciata e costituita in Fonte salutare, potesse adoperarsi in tutta la sua forza e purezza.
La benefica Natura nell’arricchire l’Umanità di questa preziosa Sorgente, sembra volersi prendersi cura,
quasi col Metro alla mano, di collocarla nel bel mezzo a pari distanza dalle sorgenti Solforose della Porretta a quelle dell’Acquasanta. Né la Natura potea rinvenire un luogo più adatto ed opportuno, collocandola presso la Città di Sinigaglia, giustamente denominata – LA NIZZA DELLE MARCHE – per la sua posizione in riva la Mare, pel vago Diadema di Colline che la circondano, e per l’Aere purissimo che vi si respira in grazia di un lieve Venticello che continuamente dibattendosi fra le circostanti Colline e il Mare, rinnuovandolo ad ogni istante dolcemente lo purifica – E che in ciò non vi abbia punto di esagerazione, vale a dimostrarlo come nelle deplorate circostanze di Epidemie o Contagii, mentre nelle vicine Città crudelmente infierivano, qui o non apparvero, od ebbero mitissimi risultati e sempre di brevissima durata, – Né poco al certo vi contribuirono le spaziose Vie di questa Città, le Vaste piazze, i Palagi, le comode e pulite Abitazioni, l’insito amore di nettezza negli Abitanti, ed il modico prezzo «modico più che altrove» dei viveri.
Per tutti cotesti vantaggi, di fatto, non pochi Stranieri ed illustri Persone quì a preferenza posero e pongono stanza; ai quali vantaggi sopra tutti pel dolce Clima, si aggiunge quello dell’annua rinomatissima Fiera Franca, nella cui ricorrenza quest’elegante Teatro è aperto ai più grandiosi Spettacoli, ne’ quali agiscono sempre Artisti di prim’ordine e di chiarissima rinomanza. A tutto ciò si aggiunge ancora la grande comodità offerta dai due Stabilimenti di Bagni Caldi l’uno, l’altro di Bagni Marini che richiamano numeroso concorso di Bagnanti, specialmente nell’enunciata epoca di Fiera. Ora; veggasi di quale estremo vantaggio sarebbe mai per l’Umanità l’aggiunta di un terzo Stabilimento di quest’Acque solfuree medicamentose «non disgiunte i Fanghi tanto giovevoli nelle doglie reumatiche» e quanta utilità non ne trarrebbe questo paese ché tanto di risorse abbisogna! Se un provvido Governo, cui incombe il promuovere la pubblica utilità, la pubblica ricchezza, il bene dell’Umanità, volesse prendere ad accurato esame gl’innumerevoli vantaggi offerti da questa salutare Sorgente così favorevolmente collocata, e, porgendo una mano benefica ond’essa più a lungo non giaccia dimenticata e inoperosa in un’ignobile Buca, volesse elevarla all’onore di Stabilimento, farebbe opera assai generosa, commendevole, e non poco desiderata. A facilitarne l’esecuzione e additarne la opportunità, in ciò pure piacque a Natura stessa concorrervi, dotando l’annesso Terreno di una gran quantità di Pietra atta alla fabbricazione; e così, rendendo più facile e pronta la condotta dei materiali, render pronta ed agevole la costruzione di uno Stabilimento. Già il grande Ammasso ne è scoperto in forza delle escavazioni che da oltre due anni vi fa praticare il proprietario Sante Sbriscia di Sinigaglia. Cotesta Pietra è la migliore di quante se ne trovino nei vicini paesi. L’antico Proprietario vi costrusse un Palazzo e varie Case che presentano una solidità incrollabile. Per ultimo si aggiunge un’osservazione che, lungi dall’essere inutile, potrà rendere non tenue utilità. Nel campo in cui scorre la suddetta Acqua Solfurea che versa dall’enunciata Buca, avvi una piantagione di Viti, nella quale non ha MAI allignato la Crittogama, mentre in altre parti dello stesso Terreno, la malattia esiste in tutta la sua forza. A questo breve cenno, aggiungiamo qui appresso pochi Documenti (scelti tra’ moltissimi che per brevità si omettono) di alcuni nostri Professori di Medicina che più recentemente usarono di quest’Acqua con luminoso successo. A completo schiarimento poi e per norma speciale, ristampasi la Lettera summenzionata e l’Analisi del Chiarissimo Signor Professor Gaetano Sgarzi6» (G. M. Sbriscia)

A metà Ottocento il centro storico di Senigallia era un’area progettata soprattutto per la funzione di
città mercato e per ospitare la famosa Fiera Franca. Le vie principali e le piazze erano concepite
per il commercio e il passaggio di carri, ed erano per questo motivo prive di filari di alberi lungo le
carreggiate. La maggior parte della vegetazione si trovava negli spazi interni privati (giardini
privati).
Solo alla fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento si iniziò a piantare gli alberi lungo i viali, che
offrivano ombra nelle giornate assolate durante la classica passeggiata.
Facciamo ora un salto di quasi un secolo per incontrare la prof. Irma Pierpaoli, ricercatrice, esperta
di botanica e geografia; scrisse nel 1953 un opuscolo dal titolo Senigallia nel suo sfondo geografico
fisico e nelle sue zone di verde7. L’opuscolo di trenta pagine, è ricco di dati sulla città di Senigallia così riportati nei vari capitoli: posizione, idrografia, area, rilievo, popolazione, costa e mare, clima, cenni geologici, zone di verde, giardino pubblico dietro la stazione ferroviaria, giardino Angelica Catalani, giardini privati, piante dei viali e delle piazze principali, vegetazione spontanea degli arenili. Inoltre la Pierpaoli fornisce informazioni dettagliate sui giardini, alberi e viali alberati della nostra
città, allora una perla verde immersa in un mare azzurro.
Rispetto alla Senigallia descritta dalla Giulia Micciarelli Sbriscia a metà dell’Ottocento, la
Senigallia della Pierpaoli è più ricca di viali alberati e di giardini.
E’di alberi, viali alberati e giardini che vogliamo parlare in questo lavoro.
«Basta salire in collina, pur persuadersi che Senigallia non è bella soltanto nella cornice del suo mare, ma
anche in quella del suo verde, che la circonda e che ora penetra pure fra le case della città»8 .
Con queste parole la Pierpaoli racconta come era Senigallia nei primi anni 50 del Novecento.
Continua la professoressa con la descrizione di una delle più belle piante, la Quercia: «Quercus robur L. che si incontra in meravigliosi esemplari lungo le strade della campagna, formava boscaglie estese e fitte – un tempo – in tutta la regione marchigiana. Uno degli ultimi querceti di Senigallia, si sviluppava sul colle del Camposanto; era legato al parco grandioso della Villa de Bellegarde alle Grazie» 9
Altra pianta che i senigalliesi, specialmente quelli più anziani, ricordano con molta nostalgia è
l’Olmo, in particolare il grande Olmo Bello di Lando. La Pierpaoli nel suo opuscolo scrive che
aveva un’età di circa 600 anni, un’altezza di circa 28 metri, il tronco aveva una diametro di 3,5
metri, e la sua chioma 90 metri di circonferenza. Per tanti anni fu la meta preferita dei senigalliesi
alla ricerca di un po’ di refrigerio in particolare per le estati calde e afose.
Intere famiglie e comitive di amici facevano merenda all’ombra del grande albero.

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Non possiamo non citare la descrizione che la Pierpaoli fa della perla verde: Villa Sorriso, di cui
abbiamo parlato nell’articolo pubblicato da Senigallia Notizie il 18 aprile 2026 “Villa Sorriso, perla
verde di Senigallia Un ricordo da Rossano Morici grazie alle parole di Irma Pierpaoli” 10 .
A pagina 20 dell’opuscolo la Pierpaoli inizia a descrivere i giardini a partire dal giardino pubblico
vicino alla stazione ferroviaria.
Giardino pubblico dietro la stazione ferroviaria.
In questo giardino, che ha assunto il nome di Giardino Rosa Morolli Morandi 11(non citato dalla
Pierpaoli) – meglio conosciuto come “giardini Morandi”- crescono numerose piante, fiori e
cespugli, tra cui l’albero di Giuda (Cercis siliquastrum). Sulla via Corridoni si nota un grande
Platano (Platanus occidentalis); esso presenta la scorza grigio-gialla che cade ogni anno.
Nell’inverno, dopo la caduta delle foglie, si notano le caratteristiche infruttescenze sferiche, che
rimangono appese per un po’ di tempo. Il platano era molto diffuso in Europa nell’era terziaria
prima della comparsa dell’uomo sulla terra; nel periodo glaciale scomparve. I Romani ne
importarono molti esemplari dall’Asia, e lo diffusero nuovamente in Europa. Poi incontriamo gli
alberi di Giuda e ben quattro Pioppi. Si crede che il Pioppo sia stato importato dalla Persia; si è
acclimatato in Italia, poi passò in Francia nel 1749, e allora fu chiamato Pioppo d’Italia.
«Verso il centro del giardino, si notano alcuni Salici piangenti =Salix babylonica (Salicacea) che si
riconoscono facilmente per i rami penduli. Si crede originario della Cina. Costeggiano il viale centrale, con
Oleandri, dietro bordure di Crespolina = Santolina chamaecyparissus, e di Pittospori, vari Lecci= Quercus .
Ilex (fagacea), dalla chioma tondeggiante, verde, lucida, persistente; si ritrovano anche sparsi, un po’ qua e
là; molti sono circondati o sostengono rose diverse»12

I luoghi della Gente, a cura di Giorgio Pegoli, Andrea Livi Editore, 2000.
Nella foto del 1938 si evidenzia la Casina delle Rose.
A pagina 21 dell’opuscolo la nostra ricercatrice e botanica descrive alcune Conifere, sparse un po’
dappertutto, con Pitospori, Ligustri, Allori, Viburni, che formano sfumature di verde. Fra le conifere
si distinguono Pini, Cipressi, Cedri e un Tasso.
I Cedri, sono belle conifere maestose da giardino; si riconoscono perché hanno ciuffetti di foglie aghiformi sui rami. Comparvero in Italia nel 1787 nel giardino dell’Università di Pisa. Possono
giungere a 40 metri di altezza, ed hanno un fusto con una circonferenza di l0 metri; sono molto
longevi (nove – dieci secoli). A Senigallia gli esemplari non sono grandi; i cedri non resistono
ovunque al nostro clima. Il Tasso, forma un alberello cespuglioso davanti alla casina delle Rose; ha
foglie appiattite, pettinate, verdi molto scure.
Presenti anche i Pini d’Aleppo con una chioma disordinata, a rami lunghi e fini, con foglie verdi
sottili 6- 9 cm. lunghe ricurve. È il pino tipico delle zone adriatiche, che forma grandi pinete al
Gargano. Esso fornisce una resina, da cui si ricava la trementina di Grecia. Migliore però è la resina
prodotta dal Pino marittimo (Pinus pinaster) diffuso in Liguria e in Toscana. Precisa la Pierpaoli che
questo pino ha trasformato le desolate lande della Guascogna in terre ricche, verdeggianti, che
hanno fatto della Francia la prima esportatrice di trementina, mentre prima ne era forte importatrice.
Il Pino domestico (Pinus pinea) si distingue dal Pino marittimo per la chioma rotonda, densa,
ombrelliforme, con rami corti grossi e foglie rigide, lunghe circa 10-20 cm. Sembra provenga da
Creta,·ma oramai è chiamato Pino d’Italia. Le pinete di Ravenna, di S. Rossore (Pisa), di Castel
Fusano (Roma) sono costituite da questa varietà di pino.
Giardino Angelica Catalani
La Pierpaoli descrive in modo particolare il Giardino Angelica Catalani13 (giardini Catalani).
Riportiamo testualmente le parole di Irma Pierpaoli:
«Vi si ritrovano specie esistenti i Lecci, i Salici piangenti, il Pinus pinea dominante, con Pittospori, Ligustri
di cui caratteristici quelli ad alberello, con le foglie variegate. Magnolie a fiori bianchi, e Magnolia
purpurea della Cina, Giappone, con fiori purpurei all’esterno, che fioriscono mentre si sviluppano le foglie;
sono verso il centro del giardino. Bello il Cedro Deodara, pianta dell’ Imalaia e dell’Afganistan, che si
sviluppa verso il teatro, nel cantone più riparato; altri Cedri più giovani si sviluppano verso gli altri tre
cantoni. Il getto terminale del Cedro Deodara è ricadente; i rami basali lunghi, sono pendenti verso terra.
Invece il Cedro d’Africa atlantica ha la cima eretta, ed i rami inferiori brevi, rigidi, spesso inclinati in alto.
Inoltre le foglie di questo cedro sono più grosse, corte, glauche quasi cineree e rigide14».

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Piante dei Viali e delle Piazze principali
Alle pagine 28 e 29 della sua opera, la prof. Pierpaoli elenca i viali e alcune piazze di Senigallia con
le piante ivi presenti:
Viale Portici Ercolani: con Ligustri (Ligustrum japonica) fiorisce in estate, con fiori biancastri,
frutti drupacei, nero-viola.
Corso Matteotti: con Pini d’Aleppo come quelli dei Viali dei Pini e del Camposanto.
Viale IV Novembre: con Pioppi del Canadà (Populus canadensis). Pianta di rapido sviluppo, bene
ombrosa, che fornisce cellulosa dal suo legno.
Viale Leopardi: con Robinie (Leguminose); Aceri (Aceracee); Tigli (Tiliacee) verso il fiume;
(Platanacee) di fianco a Porta Mazzini.
a) Robinia Psendoacacia con bella chioma tondeggiante; varietà ottenuta per innesto, sul tipo, che
tende a riprendere il sopravvento.
b) Acer Negundo, viene dal Messico, e dagli U.S.A. Caratteristici i frutti, che sono samare.
c) Tilia americana argentea, che fiorisce a giugno – luglio; i fiori sono molto profumati e frutti
alati, a causa di una brattea su cui si sviluppano le infiorescenze e quindi i frutti; quando si essicca
la brattea si stacca, ed è trasportata dal vento, favorendo la disseminazione. Non sopporta a lungo la
siccità e la polvere.
d) Platani



Piazza Simoncelli: con Platani e qualche Ligustrum japonica.
Viale Adriatico: con Tamarischi (Tamaricacee) e Pitospori (Pittosporacee).
Viale Marconi: con Pitospori, Tamarischi, Pioppi del Canadà e Oleandri.
Viale O. Bovio: con Pittospori, Ligustrum japonica, Ligustrum jonandrum.
Piazzale legato allo Stabilimento Pio con Tigli e lppocastani. Esistono vari tipi di Ippocastano: a
fiori rosso vino provenienti dall’America settentrionale; a fiori bianchi, tipici della regione
mediterranea; a fiori gialli e rosso carminio provenienti dall’America settentrionale.

Per gentile concessione della Biblioteca Comunale di Senigallia
1. Brázdil R., Valášek H., Macková J., Meteorologická pozorování v Brně v první polovině 19. Století [Meteorological observations in Brno in the first half of the 19th century]. Archiv města Brna, Brno, (in Czech), 2005.
2.Burianová J., Roche K. F., Gregor Johann Mendel Meteorologist, Masaryk Universisty Faculty of Science, MuniSci, 5 December 2022.
3.Munzar J., Gregor Mendel and urban environment, Moravian Geographical Reports n. 2/1994.
4.Rožnovský J., G.J. Mendels meteorological observations,Czech Hydrometeorological Institute, Brno branch office Rožnovský, J., Litschmann, T., (eds): Mendel a bioklimatologie. Brno, 3. – 5. 9. 2014.
5.La lettera della signora Giulia Micciarelli Sbriscia è contenuta nell’opuscolo di 31 pagine insieme ad alcuni documenti fatto stampare dalla tipografia di Pattonico e Pieroni, Sinigaglia 1861 – inviato al conte Francesco Marzi di Sinigaglia.
Archivio Storico Comunale Renzo Paci di Senigallia (ASC-Sen).
6.Rossano Morici, Giulia Micciarelli Sbriscia dalle opere di Rossini e Verdi alle acque sulfuree, in Storie di donne nelle Marche, Marca/Marche, rivista di storia regionale, n. 15/2020, Andrea Livi Editore, pp. 73-88; Rossano Morici, Giulia Micciarelli Sbriscia dalle opere di Rossini e Verdi alle acque sulfuree, Biblioteca Comunale di Senigallia, libri digitali
https://biblioteca.comune.senigallia.an.it/biblioteca-digitale/libri-digitali/giulia-micciarelli-sbriscia-dalle-opere-di-rossini-e-verdi-alle-acque-sulfuree/
7.Irma Pierpaoli, Senigallia nel suo sfondo geografico fisico e nelle sue zone di verde,Tipografia Senigalliese, 1953.
8.Pierpaoli, p. 10
9.Pierpaoli, p.17.
10.Villa Sorriso, perla verde di Senigallia Un ricordo da Rossano Morici grazie alle parole di Irma Pierpaoli”, Senigallia Notizie, 18 aprile 2026
https://www.senigallianotizie.it/1327656548/villa-sorriso-perla-verde-di-senigallia
11.Giuseppe Radiciotti, Teatro musica e musicisti in Sinigaglia, Arnaldo Forni Editore, ristampa anastatica dell’anno 1893, p. 166. Rosa Morolli in Morandi, soprano, esordì nel 1804 (l’anno stesso del suo matrimonio con il maestro Giovanni Morandi) nel modesto Teatro della Vittoria di Montalboddo (attuale Ostra) e l’anno appresso era già celebre, desiderata nei più importanti teatri ed ambita dai più rinomati maestri.
12.Pierpaoli, p.20.
13.Radiciotti, Teatro musica e musicisti in Sinigaglia, p. 148. Angelica Catalani (1780-1849) celeberrima soprano.
A pagina 156 il Radiciotti trascrive il diario dell’ultima parte della brillante e lunga carriera della Catalani: riportiamo un breve elenco dei concerti tenuti in alcune città italiane e all’estero dal 1823 al 1826, il cui ricavato fu dato in beneficienza: Firenze, Milano, Scozia e Inghilterra, Parigi, Genova, Napoli.
14.Pierpaoli pp. 22-23.
