Dall’Archivio storico di Recanati la commovente storia della famiglia Menghini
di Andrea Marinelli
C’è una storia commovente che emerge dai documenti di Giunta del Comune di Recanati. È il mattino di sabato 11 dicembre 1897. Il Sindaco Giulio Antici e i suoi assessori si riuniscono nel Palazzo Civico. Sul tavolo c’è la vita di una bambina nata da pochi giorni. Nei registri ufficiali è chiamata Argenti Letizia, “figlia di ignoti”, ma dietro questo nome freddo c’è una storia d’amore e di grande coraggio.

Tutto inizia con un giovane soldato di Recanati, Antonio Menghini. Antonio si trova lontano da casa per il servizio militare obbligatorio, che all’epoca durava tre lunghi anni. Prima di partire, si innamora di una ragazza della vicina Castelfidardo, Giovanna Camilletti e da questo amore nasce una bambina. Nell’Ottocento, una ragazza madre veniva giudicata malissimo dalla società. Per questo, la tradizione dell’epoca prevedeva la scelta dolorosa di abbandonare i neonati nella “Ruota degli Esposti” dell’orfanotrofio. Il Comune avrebbe pagato le spese e la famiglia avrebbe dimenticato il “peccato”, ma la famiglia Menghini decide di fare una scelta diversa e coraggiosa. Il nonno della bambina, Ferdinando Menghini, è un uomo molto povero e ha altri figli da sfamare, eppure non vuole che la sua nipotina venga data a degli sconosciuti. Il figlio soldato gli ha promesso che tornerà ad agosto per sposare Giovanna e dare il suo cognome alla piccola. Così, Ferdinando accoglie la neonata in casa sua e decide di mantenerla.
Per farcela, il nonno chiede un piccolo aiuto economico al Comune. Un tempo la Giunta chiudeva un occhio e aiutava queste famiglie, ma nel 1897 le cose sono cambiate. Pochi anni prima è uscita la “Legge Crispi”, una legge nazionale che regola la beneficenza in modo rigido e burocratico. La legge dice che il Comune può pagare solo se la bambina viene abbandonata del tutto. Visto che il nonno ha deciso di tenerla con sé, la burocrazia blocca l’aiuto. Gli assessori scelgono di seguire le regole alla lettera e rifiutano la domanda di sussidio, girando le spalle a una famiglia povera. Questo vecchio documento ci mostra le forti discriminazioni di fine Ottocento, dove le regole contavano più dei sentimenti, ma ci ricorda anche la straordinaria bontà di un nonno recanatese che ha preferito la povertà piuttosto che abbandonare la sua nipotina.



https://www.facebook.com/p/La-Voce-di-Recanati-61566233677225
